Il profilo di Emilio Ferro De Siena
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"Nessuno può voler dimenticare le immagini e le testimonianze delle atrocità commesse dal nazismo e dal fascismo, ma neppure può voler ignorare quelle commesse dall’imperialismo espansionista del Cremlino, che coi cingoli dell’Armata Rossa ha schiacciato milioni di innocenti e la cui polizia segreta ha ucciso, vessato e torturato per decenni un numero incalcolabile di persone."
La nostra carissima amica: Perla
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Jeanne e Emile
Questi terroristi devono capire che la nostra determinazione a
difendere i nostri valori e il nostro stile di vita è più forte della
loro determinazione a seminare morte e distruzione. Qualunque cosa
faranno non riusciranno mai a distruggere quello che amiamo di questo
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Lula: sommerso dalla corruzione che lo ha travolto. Zapatero: costretto ad affrontare il problema dell'immigrazione clandestina nelle enclaves di Ceuta e Melilla usa metodi, diciamo eufestimicamente, "forti" e fa sparare su quei "poveri cristi" che tentavano di scavalcare le barriere che delimitano il confine, (ricordo che nel 1997, allorché governava la sinistra una nave della marina militare italiana speronò un barcone di clandestini albanesi, pare accidentalmente). Schröder: dopo l'uscita di scena dalla politca, diviene presidente del consorzio per il gasdotto russo-tedesco, patrocinato dal SUO governo. Leggere qui un articolo sull'argomento ne "La pulce di Voltaire". Nella sinistra italiana regna l'imbarazzo: Umberto Ranieri: "Serve un codice etico", Armando Cossutta: "Conflitto d'interessi inaccettabile", Marco Minniti: "Una vicenda opaca." Lapo Pistelli (che fosse un nome in auge non lo sapevo, ma nella Margherita farebbero carte false per attirarsi le simpatie della famiglia Agnelli. NdEdLP) "La socialdemocrazia in Europa adesso é senza bussola". Da facile profeta, nel post precedente ho scritto che la Michelle Bachelet, diverrà l'icona della sinistra italiana nel caso vincesse le presidenziali in Cile.
Sinistra italiana assolutamente sprovvista di personaggi convincenti e carismatici, che va via via accodandosi al carro delle varie personalità di sinistra emmergenti nel mondo ed in Europa, ed é costretta a far ricorso ad un leader come Prodi, il quale non ha esitato, tempo addietro, ad addurre a sedute spiritiche per giustificare informazioni delicatissime giunte a lui nella drammatica vicenda del caso Moro, ovvero, un uomo che da 30 anni é immerso nelle vicende politiche italiane. Non posso immaginare che, cadute una per una per una le figure alle quali la sinistra si aggrappa, questa possa rimanere aggrappata a quel Chirac ormai definitivamente in declino e, perdippiù, di destra.
Sul caso Schröder scrive André Glucksmann sul Corriere: «Germania svegliati! Il tuo Cancelliere di ieri diventa senza pudore il capo del consiglio di sorveglianza dell'oleodotto Gazprom del baltico. La nomina scoppia come una bomba nelle teste e apre gli occhi agli increduli. "Il Cancelliere svenduto in saldo?" Enorme farsa! Ma lavoro interessante, del resto defiscalizzato in Svizzera. La reciproca passione di Schröder e Putin assume un nuovo aspetto. Nessuno ignora che, senza tale passione, lo scandaloso contratto non sarebbe stato concluso. Nessuno ignora che, senza Putin Schröder non prenderebbe il Backchich, la bustarelle per i servizi resi. Non si da niente per niente...». Gli occhi aperti, noi che non viviamo nel mondo delle fate, li avevamo già. Lasciamo che il popolo del Paese delle meraviglie si svegli completamente, il caso UNIPOL/BNL/Consorte é qui a ricordarcelo, (Vi consiglio vivamente di leggere tutto l'articolo di Glucksmann, il quale scrive della Francia e della Germania, ma più precisamente di Chirac e Schröder, cio' che Jeanne ed io, andiamo scrivendo da quando Parbleu! esiste).
Consigli di lettura: "Le livre noir de Saddam Hussein" scritto sotto la direzione di Chris Kutschera con la prefazione di Bernard Kouchner, [qui] per chi legge il francese, una breve recensione dove possiamo tra le altre cose leggere: «Une place particulière est accordée dans ce livre à l’idylle sans faille entre l’Irak et la France. Les relations entre ces deux pays ont largement dépassé le stade des échanges commerciaux et de la vente d’armes (la France a été le deuxième exportateur d’armes après l’URSS). Il s’agissait d’une relation très amicale comme l’atteste ces déclarations du Premier ministre Jacques Chirac en 1975 en accueillant le dictateur lors d’une visite en France. « C’est un ami personnel pour lequel j’ai de la considération ainsi que de l’affection ». Chirac ajoutera, au cours du séjour de Saddam Hussein à Paris : « La France a une politique qui n’est pas seulement dictée par l’intérêt, mais par les élans du cœur... Visiblement conquis par Saddam Hussein - malade, le président irakien Hassan-al-Bakr qui ne pourra le recevoir -, Jacques Chirac va jusq'à faire un éloge surprenant du régime irakien, dèclarant: «Le nationalisme au meilleur sens du terme, et le socialisme comme moyen de mobiliser les énergies et d'organiser la societé de demain sont deux sentiments trés proches du coeur des Français».
Traduzione: «Un posto particolare é riservato in questo libro all’idilio senza crepe tra l’Iraq e la Francia. Le relazioni tra questi due paesi hanno largamente superato lo stadio degli scambi commerciali e della vendita d’armi (la Francia é il secondo esportatore d’armi dopo l’URSS). Si trattava di una relazione molto amichevole come l’attestano queste dichiarazioni del primo ministro Jacques Chirac nel 1975 accogliendo il dittatore durante una visita in Francia. «È un amico personale per il quale ho della considerazione cosò come dell’affetto». Chirac aggiungerà nel corso di un soggiorno di Saddam a Parigi: «La Francia ha una politica che non é dettata solamente dagli interessi [economici], ma da veri slanci del cuore... e ancora durante un viaggio in Iraq visibilmente conquistato da Saddam Hussein – Malato il presidente iracheno Hassan al Bakr, che non potrà riceverlo – Jacques Chirac arriverà fino ad un elogio sorprendente del regime iracheno, dichiarando: «Il nazionalismo nel migliore dei termini, ed il socialismo come mezzo per mobilitare le energie e organizzare la società del domani sono due sentimenti molto vicini al cuore dei francesi»...» Su queste illuminanti dichiarazioni di Jacques Chirac taccio e lascio a voi ogni altro commento. (Emile)
ps.: c'é qualcuno che esulta per i sondaggi che danno la Rosa nel pugno, rosa che riunisce i Radicali di Marco Pannella e l'SDI di Giulio Boselli, al 4%, contenti loro! Meno contento sarà certamente Clemente Mastella, il quale vede Pannella come fumo negli occhi. Va da sé che questo risultato, se dovesse essere confermato, rende ancora più difficile i rapporti e la coesione nel centro sinistra.
per completare
Ovest contro Ovest
di André Glucksmann

In visita a Parigi l'11 febbraio, Vladimir Putin, promosso nuovo arcangelo della pace, ha detto di voler «segnare questo giorno con una pietra bianca», salutando in Jacques Chirac, un grande leader che «si emancipa dalla logica dei blocchi». L'idea di Chirac capo del dopo guerra fredda seduce. Ma c'è una cosa da sottolineare: dato che il blocco comunista è scomparso dal 1990, quello spaccato dal presidente francese è il blocco democratico. Quindi, Vladimir Putin si è congratulato con l'uomo che a suo parere ha posto fine all'Alleanza atlantica. La Nato è un vestigio, l'Europa deve "liberarsi" dalla tutela americana, non c'è più un nemico comune per saldare insieme bevitori di vino e amanti della Coca-Cola. Dal Café du Commerce all'Eliseo, si ironizza su un discorso che mescola in politica il bene e il male, la giustizia e l'ingiustizia, la libertà e la dittatura. Nei salotti parigini si punta a una visione "premoderna" del mondo. A Parigi e a Berlino, è più corretto trovare un'intesa con il "postmoderno" Putin che con il "fondamentalista" Bush, portatore di un messianesimo che ripugna alle nostre tradizioni tanto sagge, laiche e realiste.
Gli stereotipi secolari fioriscono a mazzetti. L'America vi appare analfabeta, cowboy, fanaticamente religiosa e cinicamente pragmatica, governata da un cervellino da passero e da un clan di falchi, interessata solo al petrolio ma anche a un disegno idealista: insomma, un'egemonia in piena ascesa e un impero parassitario in decadenza terminale... Poco importa se gli argomenti sono contraddittori: tutti arrivano alla conclusione che Bush è il nemico numero uno dell'umanità, mentre Saddam, per quanto ci si degni di riconoscerlo mortifero, conta quanto il due di coppe. Per la prima volta dal 1945, la frattura Ovest-Ovest divide la politica mondiale.
I governi che intonano la grande aria del "diritto" contrapposto alla forza sembrano più ipocriti che veri. Mosca rade al suolo una capitale. Pechino mette a sacco il Tibet e la provincia degli Uigurs e non ha mai espresso rammarico per il sangue degli studenti versato a Tien Anmen. E la Siria occupa il Libano. Bella compagnia! Felice alleanza per Parigi e Berlino! Ciascuno è padrone a casa sua, a ogni macellaio il suo gregge e i suoi mattatoi.
Ridotto a principio di sovranità, il "diritto internazionale" garantisce a Saddam la possibilità di gasare i suoi e di massacrare ad libitum, e a Putin il permesso di portare avanti fino al genocidio le sue sedicenti "operazioni antiterroristiche". I manifestanti pacifisti che ripetono in coro il ritornello del "diritto internazionale" sostengono uno status quo violento e bellicoso. Compiango il mio amico Joschka Fischer, che alcuni anni fa ebbe il coraggio di prendere di contropiede i Verdi. Allora spiegò che peggio della guerra era Auschwitz, il terrore e la servitù senza fine. E concluse indicando la necessità di soffocare in nuce un'escalation verso l'inumano, bloccando manu militari il dittatore di Belgrado. Ora che è diventato ministro considera Saddam più umano, meno pericoloso di Milosevic per il suo popolo e per il mondo?
Compiango il mio presidente Jacques Chirac per aver dimenticato la sua audacia di fronte a quello stesso Milosevic. Ha affermato che un disarmo radicale porterebbe ipso facto alla caduta di Saddam, poiché il disarmo presuppone la trasparenza, e le dittature non resistono a lungo alla trasparenza. È giusto, ma un ragionamento del genere deve essere portato fino in fondo. Il suo buon senso non è sfuggito a Saddam Hussein, ben consapevole del fatto che abbassando le armi, firmerebbe la sua sentenza di morte. A meno di non prestargli pulsioni suicide, di cui non ha mai dato prova, bisogna concludere che abbia fatto di tutto per mantenere il suo potenziale di distruzione e perpetuare il gioco a rimpiattino nel quale eccelle da più di 12 anni. Senza la minaccia militare, le ispezioni sarebbero state votate al fallimento. Rifiutando ogni ultimatum, Francia e Germania sembravano scommettere sulla buona volontà dell'"ispezionato". Strano "schieramento della pace", che rifiuta di disarmare un guerrafondaio matricolato.
Per mezzo secolo, il potere di devastazione massiccia è stato monopolizzato e bloccato da alcune potenze nucleari. Ma dall'11 settembre è alla portata di molti. Non solo il terrorismo sta raggiungendo una dimensione mai vista prima, ma le armi biologiche, chimiche e persino atomiche "fatte in casa" consentono ai predatori di guardarsi le spalle al minor costo. Bin Laden asserragliato nelle grotte di Tora Bora fa rustico. Più promettente la soluzione di Kim Jong Il, rifugiato nel suo silo nucleare. Programmare l'abbinamento di un terrorismo alla Bin Laden a una santuarizzazione alla Kim: ecco una cosa che Saddam non poteva né preparare né concepire. L'uomo ha troppi scrupoli, è dedito all'amore del prossimo e certe ambizioni gli sono estranee. Nascondiamo pure, come gli struzzi, la tv nella sabbia, evitando soprattutto di vedere ciò che incombe.
Su queste illuminanti dichiarazioni di taccio e lascio a voi ogni altro commento. ps.: c'é qualcuno che esulta per i sondaggi che danno la , rosa che riunisce i Radicali di e l'SDI di , al 4%, contenti loro! Meno contento sarà certamente , il quale vede Pannella come fumo negli occhi. Va da sé che questo risultato, se dovesse essere confermato, rende ancora più difficile i rapporti e la coesione nel centro sinistra. per completare di André Glucksmann In visita a Parigi l'11 febbraio, Vladimir Putin, promosso nuovo arcangelo della pace, ha detto di voler «segnare questo giorno con una pietra bianca», salutando in Jacques Chirac, un grande leader che «si emancipa dalla logica dei blocchi». L'idea di Chirac capo del dopo guerra fredda seduce. Ma c'è una cosa da sottolineare: dato che il blocco comunista è scomparso dal 1990, quello spaccato dal presidente francese è il blocco democratico. Quindi, Vladimir Putin si è congratulato con l'uomo che a suo parere ha posto fine all'Alleanza atlantica. La Nato è un vestigio, l'Europa deve "liberarsi" dalla tutela americana, non c'è più un nemico comune per saldare insieme bevitori di vino e amanti della Coca-Cola. Dal Café du Commerce all'Eliseo, si ironizza su un discorso che mescola in politica il bene e il male, la giustizia e l'ingiustizia, la libertà e la dittatura. Nei salotti parigini si punta a una visione "premoderna" del mondo. A Parigi e a Berlino, è più corretto trovare un'intesa con il "postmoderno" Putin che con il "fondamentalista" Bush, portatore di un messianesimo che ripugna alle nostre tradizioni tanto sagge, laiche e realiste.
